PRESENTAZIONE DELL'AREA

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cartagalgano_small.gif (1909 byte) collocazione geografica

Per Plinio il Vecchio era "il padre dei monti"; per le genti d’abruzzo la "madre". Appellativi antichi e importanti per una montagna antica

ed importante: la Maiella. Qui dominano i lunghi canyon scavati, in migliaia di anni, dai torrenti che discendono da un crinale con più di 30 cima sopra i 2000 metri. Oppure i grandi, solitari altipiani, deserti di pietra dove poche specie vegetali resistono, spazzati da millenari venti adriatici. Ma anche i boschi, dove si rintana il "grande vecchio" della fauna italiana, l’orso bruno marsicano. E poi le pietre, innalzate centinaia di anni fà per costruire ricoveri per il bestiame e per i pastori. E gli eremi, testimoni della secolare solitudine e

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inaccessibilità di questa montagna.

I valloni calcarei della Maiella

Un'area, quindi, varia e bellissima. Sulla Maiella  il substrato geologico calcareo ha permesso alla natura di lavorare in maniera tale da offrire sempre, qualunque sia la zona scelta, aspetti grandiosi del suo lento operare. A questo si accompagnano le evidenti tracce

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dell’uomo, che da sempre ha utilizzato le pietre della Maiella per costruire ricoveri, stazzi, villaggi pastorali, luoghi di culto ecc... Bisogna, in questo caso, provare per credere. Provare l’inquietudine, l’impressionante stupore che si avverte entrando nel Valle di Santo Spirito, in quella di Selvaromana, in quella dell’Orfento  o nel Vallone di Taranta. Oppure il senso di infinito, la solitudine, dell’altipiano di Femmina Morta .

Le grotte pastorali della Maiella

       

Così come si rimane rapiti dalla stessa estasi, la stessa meraviglia trovandosi davanti all’insediamento a tholos di Colle Civita o davanti

alle grotte pastorali dei valloni di Pennapiedimonte o Fara S. Martino (create dai pastori, che qui salivano in estate con le loro greggi, per proteggere il bestiame dall’assalto dei lupi). E poi la gioia del nuovo, del mai visto, che si prova nell’osservare i tenui colori della scarpetta di Venere, ritrovata nella Riserva di Fara S. Martino (vero e propria rarità della Maiella, visto che sull’Appennino vegeta solo nel Parco d’Abruzzo) e le perfette forme della stella alpina dell’Appennino. In più poi, sulla Maiella, vi sono le decine di eremi,

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tanti e così diffusi che Francesco Petrarca

I tholos di Colle Civita

definì la montagna "Domus Christi".  A questi si accompagnano, al fondo delle selvagge vallate, dove queste si aprono verso i rilievi collinari che raggiungono l’Adriatico, gli antichi paesi. I minuscoli centri furono costruiti, quasi come sentinelle per controllare gli accessi dalla montagna al mare e hanno saputo mantenere la loro antica struttura urbana e le loro bellezze architettoniche.

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