IL PARCO NAZIONALE DELLA MAIELLA

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Il Parco Nazionale della Maiella ha la fortuna, rispetto ad altre aree prottette italiane, di nascere con potenti colonne su cui sorreggersi.

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Qui, infatti, ha mosso i suoi primo passi il WWF abruzzese, qui sono state vinte le prime battaglie ambientaliste (si pensi al blocco, alla fine degli anni ‘70, alle speculazioni edilizie di Campo di Giove), qui esistono riserve naturali statali e regionali che hanno via via assunto sempre più importanza nel campo della politica ambientale.

Prime tabellazioni del parco nazionale

Qui esistono Comuni all’avanguardia

nel campo protezionistico. Un quadro di partenza, quindi, positivo. Che potrebbe far si che la "Maiella Madre" prenda per mano, o meglio accompagni i suoi figli, gli altri monti protetti d’Abruzzo, verso una più

attiva e completa integrazione. Strutture già esistono: sui quasi 83.000 ettari del parco già agiscono guardie forestali. Sono stati aperti alcuni centri visita, musei e giardini botanici, rifugi, aziende agrituristiche, campeggi, cooperative di servizi. Molti sono i sentieri segnati e tabellati. Ma per svolgere un’azione guida il tutto va potenziato e migliorato.

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Alcuni esempi: manca un vero ente di

I grandi panorami della Maiella

gestione che prepari un piano generale di sviluppo, i controlli ambientali sono lacunosi per il personale insufficiente, i sentieri sono segnalati in modo disomogeneo, con tanti colori che creano confusione.

La natura, sulla Maiella, è sempre grandiosa. Basterà dire delle le estese            faggete del versante orientale, in cui si cammina per ore prima di

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raggiungere i contorti pini mughi che precedono l’uscita sulle praterie d’altura, spazi immensi battuti dalla neve e dal vento. Ma sulla Maiella vi è, soprattutto, la fauna. L’orso bruno marsicano di cui sopravvivono alcuni esemplari "autoctoni" (nati cioè sulla Maiella e non provenienti dal Parco d’Abruzzo), il lupo e il gatto selvatico, anch’essi "autoctoni";il cervo, il

Le immense praterie della Maiella

capriolo e il camoscio d’Abruzzo,

erbivori reintrodotti negli ultimi anni per ricreare le popolazioni decimate dalla doppiette. Facile, poi, vedere volteggiare nel cielo i rapaci che hanno nidi sicuri negli anfratti rocciosi delle impervie gole: l’aquila reale e molti altri tra cui l’elegante falco lanario. Prima delle escursioni può quindi risultare molti interessante visitare il Museo della Fauna Italiana allestito all’interno dello stabilimento termale di Caramanico e che consta di oltre 1500 esemplari ben illustrati da opportune schede zoologiche.

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