GLI EREMI: CON CELESTINO V SUI MONTI DELLA MAIELLA

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I luoghi di culto della Maiella: tanto numerosi che Francesco Petrarca definì la montagna "domus Christi". Ma può una montagna essere la Casa del Signore? Se si, questa è la Maiella. Quaranta, forse più, sono i luoghi di culto, per lo più eremi, nascosti nei più remoti anfratti, nei più solitari valloni del parco nazionale. Alcuni raggiungibili in auto, altri solo a piedi e, spesso, con percorsi non facili. Di sicuro la zona a più alta concentrazione si trova nel versante occidentale della Maiella, lungo due profonde vallate contigue: quella di S. Spirito e quella dell’Orfento. Qui i numerosi eremi rupestri ricordano la figura di un santo che, a lungo, condusse vita ascetica tra la Maiella e il Morrone: Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V. A lui non tanto si deve la costruzione ex novo degli edifici, quanto una loro ristrutturazione.

L’Eremo di S. Spirito. L’edificio risale a prima del Mille ed è certo

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che vi dimorò anche papa Vittore III, nel 1053. Ma fu Pietro che, alla metà del XIII secolo, riscoperse il luogo ascetico ristrutturando l’edificio e qui vivendo con alcuni eremiti. Oggi sono in corso nuove ristrutturazioni che hanno comunque

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Bassorilievi a S. Spirito

salvato il complesso

Scalinata dell'Eremo

  monastico. Ancora percorribile, in questo, la Scala Santa che sale a due balconate rocciose dove, probabilmente, restavano in preghiera i monaci. Sotto la chiesa si può poi visitare la grotta dove vissero i primi eremiti e sulla quale fu edificato il monastero.

Eremo di S. Bartolomeo: Sempre nella Valle di S. Spirito si trova un

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secondo eremo, meno importante del primo ma molto più spettacolare e solitario: l'Eremo di S. Bartolomeo, raggiungibile solo a piedi (vedere itinerario in auto) ricostruito nel XIII secolo da Pietro da Morrone sotto un’impressionante

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L'ingresso a S. Bartolomeo

bastionata rocciosa.

Il tunnel nella roccia

Il piccolo edificio, a cui si giunge con una scalinata scavata nella roccia, è meta, il 25 agosto, di una frequentata processione. Dal 1274 al 1276 Pietro visse qui in preghiera, ma la sua fama faceva accorrere al luogo, troppo facile da raggiungere, migliaia di fedeli. Il futuro papa decise allora di spostarsi in un luogo più remoto, in una vallata allora impenetrabile: quella dell’Orfento.

Eremo di San Giovanni - Per quasi 9 anni, Pietro da Morrone, insieme a pochi discepoli, condusse vita completamente isolata nell’Eremo di S. Giovanni, nella valle dell'Orfento. Anzi, quest’ultimo era raggiungibile solo con una passerella in legno che, una volta tolta, lo rendeva irraggiungibile. Infatti oggi, che la passerella non c’è più, l’ingresso all’eremo è un’operazione quasi alpinistica. 

Eremo di S. Onofrio - Probabilmente anche l’altro eremo della Valle dell’Orfento, l'Eremo di S. Onofrio, fu ristrutturato da Pietro da Morrone, anche se non se ne hanno notizie certe (ciò che resta dell’edificio è raggiungibile da Caramanico Terme con i sentieri segnalati che percorrono la Valle dell’Orfento). L’ultimo edificio voluto o ristrutturato da Pietro fu sulla montagna da lui più amata, il Morrone. Qui, infatti, dopo il periodo di profonda meditazione solitaria dell’Orfento, si ritirò il santo nel 1293, restandovi per circa un anno. Qui ricevette la notizia della sua nomina a papa, e qui tornò dopo averla rifiutata. L’eremo è raggiungibile facilmente da Sulmona salendo alla frazione Badia Morronese dove, nell’ampio piazzale, partono i sentieri, segnalati e ben battuti, per il Santuario di Ercole Curino e per l’Eremo di S. Onofrio.

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