E cosa a tutti nota che la Svizzera è un paese in genere escluso dalle recenti grandi guerre. La sua neutralità spesso ha fatto da "scudo" anche ai territori ad essa confinanti, soprattutto quando i conflitti si svolgevano lungo la catena alpina. Di questo ha relativamente beneficiato il territorio italiano confinante con la Confederazione Elvetica che infatti, per esempio, non fu coinvolto nella sanguinosa guerra di posizione che caratterizzò il primo conflitto mondiale. Sembrerebbe quindi scontato non ritrovare nelle Prealpi Lombarde e Piemontesi tutta quella serie di opere militari che, invece, caratterizzano la catena alpina nella fascia centro orientale. Ma non è così. Nel 1916 gli alti comandi dellesercito italiano, tra cui soprattutto il Generale Luigi Cadorna, nativo di Pallanza, si erano convinti che lAustria-Ungheria non avrebbe rispettato la neutralità svizzera pur di entrare in Italia da una porta tanto allettante. Dalle Prealpi Varesine, infatti, con poco più di 40 km si arriva a Milano. Fu quindi deciso di fortificare tutta la fascia montuosa che circonda il Lago Maggiore (ma anche il Lago di Lugano, il Lago di Como e le Orobie), per non far avanzare leventuale nemico oltre la linea del fiume Tresa in territorio lombardo e oltre il crinale Morissolo - Zeda in territorio piemontese. Sulle montagne più alte sorsero così gallerie di protezione, piazzole dartiglieria, trinceramenti, fortini, depositi, ospedaletti e punti di osservazione raggiungibili con una capillare rete di strade militari costruite ex novo. Tutto il sistema restò però completamente inattivo perché la neutralità svizzera fu rispettata: nelle Prealpi Varesine e piemontesi non si sparò quindi neppure un colpo. Ma oggi, a ricordare quella guerra che non arrivò mai da queste parti, restano le opere militari che ormai rappresentano un elemento caratteristico di queste montagne. Molte di queste strade ex militari sono state poi asfaltate e oggi rappresentano importanti vie di comunicazione. Altre, invece, sono state completamente abbandonate e sono percorribili solo a piedi. Rappresentano, quindi, ottime vie escursionistiche lungo le quali sono ancora osservabili le storiche opere difensive. Itinerari, dunque, di archeologia militare che meriterebbero sicuramente di essere più sfruttati per un turismo soft, senza servirsi dei distruttivi mezzi a motore (tra gli itinerari proposti quello al Campo dei Fiori si svolge proprio su una via ex militare e raggiunge i ruderi del Forte di Orino).