Con il
termine di Alto Luinese si intende in genere il montuoso territorio a Nord del fiume
Tresa, territorio che gravita quasi interamente sulla Val Veddasca, il profondo solco
creato dal torrente Giona nella sua breve discesa dal M. Tamaro al Lago Maggiore. La Val Veddasca occupa quindi la parte più settentrionale della provincia di
Varese e, malgrado la vicinanza agli importanti centri turistici del Lago Maggiore, ha
mantenuto la sua caratteristica di valle solitaria e selvaggia, dove ancora salta il
camoscio e dove notevoli sono le testimonianze della cultura rurale prealpina. La storia
degli insediamenti umani nella valle è molto antica, dimostrata dal ritrovamento di
graffiti preistorici. Ma sono i centri abitati "più recenti" a caratterizzare i
versanti occidentali ed orientali del lungo solco vallivo. Questo, soprattutto, per quanto
riguarda il versante sulla destra orografica del torrente Giona dove si trovano numerosi,
piccoli paesi tenuti in vita dalla tortuosa strada per la Svizzera. Sullaltro
versante, invece, labbandono è stato molto più pronunciato e lunico paese
che è riuscito a mantenersi vitale è Curiglia, raggiunto dallunica strada
proveniente da Dumenza. LAlto Luinese termina al confine tra Italia e Svizzera e, a
questo punto, si entra quindi nella Confederazione Elvetica. Chi supera la frontiera ad
Indemini non si trova davanti ad un punto di valico perché il corso del Torrente Giona
non è ancora finito, ma va seguito fino ad arrivare al valico dellAlpe Neggia.
In Val
Veddasca la rigogliosità della vegetazione rappresenta, senza dubbio, una delle note più
interessanti della selvaggia vallata. Non vanno però dimenticati i paesi che si
nascondono, quasi mimetizzandosi, nei fitti boschi. E in questi la pietra è sicuramente
lelemento costruttivo predominante. Di pietra sono le mura,
di pietra i tetti, di pietra i portali e i davanzali delle finestre. Non si può quindi
che rimanere affascinati davanti alle fughe dei tetti fatti con lastre di sasso o
percorrendo i caratteristici vicoli in selciato. Il legno fa la sua estetica apparizione
nei balconi, detti "lobbie", che devono essere ricordati come un elemento
architettonico di grande valore. Vi sono paesi che, meglio di altri, possono
testimoniare come si svolgeva la vita in montagna alcuni secoli fa. Sono paesi dove,
spesso, la strada non è mai arrivata. Dal fondovalle, quindi, si deve ancora oggi salire
sulle antiche mulattiere scalinate da sempre uniche vie di collegamento. E il caso,
per esempio, di Monteviasco. Il paese, infatti, è collegato a Piero da una lunga
scalinata che conta più di 2000 gradini percorsa con uno
degli itinerari a piedi proposti. La
leggenda popolare vuole che il piccolo centro abitato fosse stato fondato dai
"bravi" di
manzoniana memoria fuggiti da Milano
nel 1500 per non sottostare alla giustizia delloppressore spagnolo. Rapite alcune
donne dal vicino paese di Biegno, questi uomini salirono verso uno degli angoli più
remoti della Val Veddasca e qui vissero terrazzando la montagna e trasformandosi in
pastori e contadini. Oggi, purtroppo, Monteviasco è un paese quasi abbandonato e la
recente costruzione di una piccola funivia non è riuscita a strapparlo al suo secolare
isolamento. Sotto Monteviasco, sempre a piedi, si può arrivare a Piero. Il paese, un
tempo famoso per il suoi mulini in pietra (dentro uno di questi è ancora visibile la
storica macina) è oggi in semiabbandono ed è abitato da una comunità agricola che
produce prodotti biologici (soprattutto apicoltura e vivaistica). Inoltre Piero ha saputo
conservare molte tracce del passato, di quando era uno dei centri più attivi della valle:
telai, utensili, molti attrezzi agricoli e altro.