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LA VAL VEDDASCA

cartagalgano_small.GIF (1909 byte) dove si trova

Con il termine di Alto Luinese si intende in genere il montuoso territorio a Nord del fiume Tresa, territorio che gravita quasi interamente sulla Val Veddasca, il profondo solco creato dal torrente Giona nella sua breve discesa dal M. Tamaro al Lago Maggiore. La Val magg23small.JPG (4194 byte)Veddasca occupa quindi la parte più settentrionale della provincia di Varese e, malgrado la vicinanza agli importanti centri turistici del Lago Maggiore, ha mantenuto la sua caratteristica di valle solitaria e selvaggia, dove ancora salta il camoscio e dove notevoli sono le testimonianze della cultura rurale prealpina. La storia degli insediamenti umani nella valle è molto antica, dimostrata dal ritrovamento di graffiti preistorici. Ma sono i centri abitati "più recenti" a caratterizzare i versanti occidentali ed orientali del lungo solco vallivo. Questo, soprattutto, per quanto riguarda il versante sulla destra orografica del torrente Giona dove si trovano numerosi, piccoli paesi tenuti in vita dalla tortuosa strada per la Svizzera. Sull’altro versante, invece, l’abbandono è stato molto più pronunciato e l’unico paese che è riuscito a mantenersi vitale è Curiglia, raggiunto dall’unica strada proveniente da Dumenza. L’Alto Luinese termina al confine tra Italia e Svizzera e, a questo punto, si entra quindi nella Confederazione Elvetica. Chi supera la frontiera ad Indemini non si trova davanti ad un punto di valico perché il corso del Torrente Giona non è ancora finito, ma va seguito fino ad arrivare al valico dell’Alpe Neggia.

In Val Veddasca la rigogliosità della vegetazione rappresenta, senza dubbio, una delle note più interessanti della selvaggia vallata. Non vanno però dimenticati i paesi che si nascondono, quasi mimetizzandosi, nei fitti boschi. E in questi la pietra è sicuramente l’elemento costruttivo magg24small.JPG (4747 byte)predominante. Di pietra sono le mura, di pietra i tetti, di pietra i portali e i davanzali delle finestre. Non si può quindi che rimanere affascinati davanti alle fughe dei tetti fatti con lastre di sasso o percorrendo i caratteristici vicoli in selciato. Il legno fa la sua estetica apparizione nei balconi, detti "lobbie", che devono essere ricordati come un elemento architettonico di grande valore.  Vi sono paesi che, meglio di altri, possono testimoniare come si svolgeva la vita in montagna alcuni secoli fa. Sono paesi dove, spesso, la strada non è mai arrivata. Dal fondovalle, quindi, si deve ancora oggi salire sulle antiche mulattiere scalinate da sempre uniche vie di collegamento. E’ il caso, per esempio, di Monteviasco. Il paese, infatti, è collegato a Piero da una lunga scalinata che conta più di 2000 gradini percorsa con uno degli itinerari a piedi proposti. La leggenda popolare vuole che il piccolo centro abitato fosse stato fondato dai "bravi" di magg29small.JPG (6259 byte)manzoniana memoria fuggiti da Milano nel 1500 per non sottostare alla giustizia dell’oppressore spagnolo. Rapite alcune donne dal vicino paese di Biegno, questi uomini salirono verso uno degli angoli più remoti della Val Veddasca e qui vissero terrazzando la montagna e trasformandosi in pastori e contadini. Oggi, purtroppo, Monteviasco è un paese quasi abbandonato e la recente costruzione di una piccola funivia non è riuscita a strapparlo al suo secolare isolamento. Sotto Monteviasco, sempre a piedi, si può arrivare a Piero. Il paese, un tempo famoso per il suoi mulini in pietra (dentro uno di questi è ancora visibile la storica macina) è oggi in semiabbandono ed è abitato da una comunità agricola che produce prodotti biologici (soprattutto apicoltura e vivaistica). Inoltre Piero ha saputo conservare molte tracce del passato, di quando era uno dei centri più attivi della valle: telai, utensili, molti attrezzi agricoli e altro. 

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