ICONAmeraviglie2.gif (4214 byte)

iconahomegrande.gif (1117 byte)

cartapiemontesmall.gif (4036 byte)

MERAVIGLIE NATURALI D'ITALIA

CUNEO

PARCO NATURALE VALLE PESIO E TANARO

Piemonte

Dove si trova: Alpi Marittime, al confine con Francia e Liguria marcartaparchi2.gif (5867 byte)
Anno di istituzione: 1978
Estensione: 6.770 ettari
Sentieri segnati e tabellati: si, con frecce e appositi cartelli
Rifugi nell’area del parco: Rifugio Garelli (0171/738078), Rif. Pian delle Gorre (gestione Ente Parco)
Limiti o divieti per MTB: utilizzare solo stradelle o sentieri segnati ( per quest’ultimi alcune limitazioni segnalate)
Informazioni turistiche: Ente Parco a Chiusa Pesio (CN) (0171/734021), Corpo Forestale a Chiusa Pesio (0171/734241)
STORIA

La Valle del Pesio non conobbe insediamenti stabili fino al XII sec., periodo in cui i Signori di Morozzo affidarono a Ulderico, priore dei Certosini, alcuni loro possedimenti in valle con il preciso scopo di edificare un chiostro e una chiesa. Da qui in avanti la storia della valle si legò a filo doppio a quella della Certosa (i frati gestirono infatti oculatamente i boschi) che, nel corso dei secoli, crebbe trasformandosi in un sontuoso edificio. Raggiunto il massimo splendore nel XVIII sec., la Certosa conobbe decenni bui fino a che, nel 1934, divenne proprietà dei Missionari della Consolata che ancora oggi la gestiscono conservandone le pregevoli opere pittoriche e architettoniche.

DESCRIZIONE FISICA
mar6.gif (28331 byte)

L’area del Parco si estende nel cuore delle Alpi Liguri e ha nel gruppo del Marguareis l’elemento morfologico più spettacolare. La singolarità delle montagne è dovuta alla loro struttura calcarea che ha favorito la formazione di grandi conche carsiche, di grotte (più di 600) e strapiombanti pareti del tutto simili a quelle celeberrime

Montagne calcaree del parco al Passo del Duca

delle Dolomiti.

NATURA DA SCOPRIRE

Il parco ha un’alta superficie boscata ma eccezionale è la presenza dell’abete bianco (650 ha), dovuta alla storica opera dei Certosini. Più naturali sono le faggete e, alle quote più alte, il pino cembro e il pino mugo. Questi lasciano il posto alle grandi praterie d’alta quota dove lo spettacolo più interessante è offerto dalle ricche fioriture primaverili e estive di ginestra, lavanda e rododendro. Rispettando il più completo silenzio è possibile incontrare camosci (500 esemplari nell’area), caprioli (300 esemplari) o veder volteggiare l’aquila (3 coppie nidificanti). In particolare vanno segnalato luoghi particolarmente importanti dal punto di vista naturalistico e culturale:

  • Gole dell’alta valle Tanaro: nelle rocce calcaree che formano il massiccio del Marguareis gli affluenti del Tanaro hanno scavato profondi solchi che hanno via via assunto l’aspetto di veri e propri orridi, Di questi va ricordata la Gola della Chiusetta, raggiungibile da Carnino con un sentiero segnato per il Rifugio Barbera, e la Gola delle Fascette, che si può attraversare in auto percorrendo la strada per Upega. Quest’ultima ha punti di profondità superiore al 600 metri ed è caratterizzata da cascatelle, marmitte dei giganti, inghiottitoi e altre forme carsiche.

  • Pis del Pesio: è una cavità, raggiungibile da Pian delle Gorre con un sentiero segnato da cui fuoriesce acqua come da una gigantesca fontana creando una cascata di 30 metri. La cavità hamar5.gif (31121 byte) infatti uno sviluppo orizzontale e a questa arrivano le acque sotterranee infiltratesi nella soprastante Conca delle Carsene.

  • Cascate del Salto: poco sopra Pian delle Gorre, nel Vallone del Salto, il torrente impetuoso che scende dal Vallone del Marguareis è costretto da una serie di verticali ripiani rocciosi ad effettuare diversi salti, alcuni dei quali molto alti. Arrivare sotto le cascate allo scioglimento delle nevi vuol dire vedere un incredibile spettacolo di forza e armonia della natura.

  • I “gias”: nelle montagne del Marguareis sono diffusi questi ricoveri pastorali che devono il nome al latino “iacere”, giacere, con chiaro riferimento alla loro fondamentale funzione di riposo. Molti sono ancora oggi utilizzati in estate per condurre il bestiame al pascolo alle alte quote.   

  • Punta e Vallone del Marguareis: è la montagna principale delle “Piccole Dolomiti”, nome attribuito nei primi anni del ‘900 a questa zona montuosa per le strapiombanti pareti calcaree che la contraddistinguono. La montagna è solcata, nel suo versante settentrionale, dal profondo, omonimo vallone, una grande, erbosa valle glaciale su cui si affacciano pareti calcaree alte centinaia di metri. Da notare che nel vallone si trovano anche alcuni piccoli e suggestivi laghetti, in genere frequentati dalle rare pernici bianche.  

  • Conca delle Carsene: sotto il Monte delle Carsene si apre questa conca carsica, la più importante del parco, che ha pochi eguali in Italia. Qui sono visibili doline, inghiottitoi  e cavità di cui ben 400 con sviluppo superiore ai 10 metri e una decina profonde oltre 200 metri. Da ricordare l’Abisso Cappa, che  scende nelle viscere della terra per ben 706 metri, e l’Abisso Scarasson, in cui la neve rimane perenne e per questo può essere considerato un vero ghiacciaio fossile.