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MERAVIGLIE NATURALI D'ITALIA

LA SPEZIA

TERRAZZI DELLE CINQUE TERRE

Liguria

 

cartagalgano_small.gif (1909 byte) carta della zona

La costa dirupata delle Cinque Terre fu modellata, nel corso dei secoli,  da "scultori" locali, da quella sorta di marinai/agricoltori che abitano a Tramonti, Campiglia, Riomaggiore, Manarola, Groppo, Volastra, Corniglia, Vernazza o Monterosso. La loro opera fu monumentale, degna del più grande e affermato scultore.

Le incredibili pendenze, completamente inadatte all’agricoltura, furono vinte con chilometri e chilometri di terrazzamenti. Muri a secco e terra di riporto, salendo e scendendo l’erta montagna su faticose mulattiere scalinate, trasportando

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tutto l’occorrente a spalla.

I terrazzi delle Cinque Terre

E poi l’olivo e la vite a completare l’opera, a creare un paesaggio artificiale incredibile, davanti al quale ancora oggi, sebbene in parte danneggiato dall’incuria e dall’abbandono, non si può fare a meno di rimanere a bocca aperta.

I terrazzi delle Cinque Terre non dovrebbero, a rigor di logica, essere collocati tra le meraviglie della natura. Qui, infatti, è l'uomo che ha plasmato, modificato la natura per adattarla alle proprie esigenze. Ne è uscita però un'opera grandiosa e talmente attenta al territorio da sembrare, quasi, naturale e non frutto del lavoro dell'uomo. Per meglio capire come nasce questo splendido paesaggio artificiale si riporta un passo di Gerolamo Guidoni, tratto da :Memoria sulla vite, ed i vini delle Cinque Terre nuovamente corretta, ed ampliata dall’autore, volume edito a Genova nel 1825.

<<Destinato il luogo per formarvi una Vigna, le prime attenzioni si dirigono al modo di sostenere il terreno, che attesa la ripidezza della montagna, non permetterebbe alcuna coltivazione. Postosi il Vignaiolo alla base del suo possesso, incomincia dal costruire un muro a secco, colle abbondanti pietre, che trova ovunque, o dissotterra dal luogo stesso. Giunto ad una certa altezza, egli si5terre7small.jpg (5725 byte) porta dalla parte superiore, e getta i fondamenti di un secondo muro, e colla terra, che va scavando, o minuti frantumi di pietra, riempie il vacuo intorno del primo muro. Seguitando così sino alla cima del proprio possesso, forma un certo numero di piani inclinati, che da lungi prendono l’aspetto di una gradinata, quasi destinata a salire sulla cima della montagna. Questi muri però hanno non pochi difetti. Sono troppo verticali, invece di avere la necessaria inclinazione, e privi sono di zolle, o terra che leghi e ritenga le pietre, facilissime a decomporsi per l’esposizione all’aria. ......................................

Sebbene semplicissimo sia il metodo di tenere la Vite, e sebbene vi siano in questa costiera luoghi ripidissimi, dove si formano dei Vigneti, che all’abitatore delle pianure farebbe orrore il solo accostarvi il piede; tuttavia la Vite viene coltivata con grandissima cura, e molta buona intelligenza. S’ingannarono dunque coloro che credettero la pianta abbandonata a se stessa, e dove il Vignaiolo dovesse calarsi legato con corde a coglierne il frutto. Se però la ripidezza non giunge a 5terre4small.jpg (2019 byte)tanto, vi sono benissimo dei pazientissimi agricoltori, che per non perdere i favori dell’esposizione, fondano le loro Vigne sopra un nudo scoglio, appena lievemente inclinato; dove costruendo un piccolo muro alla base, vi van poi portando d’altri luoghi pochissima terra, e messavi la Vite vi vegeta vigorosamente, e dà luogo appunto di maravigliarsi come dice lo stesso Targioni, che la coltura della Vite, tanto accurata in Toscana non corrisponda ne’ suoi prodotti, né vegeti con eguale vigore di questa. I proprietari però di questi infelicissimi Vigneti hanno la sventura alcune volte di vederseli rapire intieramente dalle acque e scendere in mare, lasciando nuovamente lo scoglio nudo dove un nuovo possessore fonda una Vigna, che a vicenda gli è tolta dall’acqua, o dai naturali dirupamenti. Ciò servire potrà di prova a coloro che fondare vogliono un qualche vigneto, che poco, o nessuno conto merita, l’asprezza, o la sterilità del terreno, purché ne sia favorevole l’esposizione, ed accuratissima la coltura.

Il secondo modo di tenere la Vite, assai più moderno, è quello delle pergole, pochissimo elevate, e che appena permettono all’uomo di starsi al dissotto sconciamente curvato, per eseguirne la vendemmia, e gli altri necessari lavori. Le pergole furono in questi luoghi introdotte pel desiderio di un più abbondante prodotto, né si considerò quanto il vino perdeva in bontà, né il valore del legname necessario per la loro costruzione, e la spesa del continuo mantenimento, forse appena eguali all’aumento del prodotto. Esse però non vengono costruite, che nei luoghi di una mediocre estensione, e dove mai non rendasi tanto sensibile la ripidezza della montagna.>>

ACCESSO - Da La Spezia (clicca per la carta del territorio) si imbocca la statale n. 370 Litoranea delle Cinque Terre salendo fino ad arrivare ad una galleria. Superatala si entra nel fantastico mondo delle Cinque Terre, procedendo affacciati a picco sul mare. Trascurato il bivio per Riomaggiore ci si dirige sempre verso Manarola. Attraversata una breve galleria, poco prima di giungere a Manarola, si svolta a destra verso Volastra e da qui si continua toccando Volastra e poi proseguendo sulla strada che passa quasi costantemnete sopra i più spettacolari terrazzamenti delle Cinque Terre.