carta della zona
La costa dirupata delle Cinque
Terre fu modellata, nel corso dei secoli, da "scultori" locali, da quella
sorta di marinai/agricoltori che abitano a Tramonti, Campiglia, Riomaggiore, Manarola,
Groppo, Volastra, Corniglia, Vernazza o Monterosso. La loro opera fu monumentale, degna
del più grande e affermato scultore. |
Le incredibili
pendenze, completamente inadatte allagricoltura, furono vinte con chilometri e chilometri di terrazzamenti. Muri a secco e terra di
riporto, salendo e scendendo lerta montagna su faticose mulattiere scalinate,
trasportando |

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tutto
loccorrente a spalla. |
I terrazzi delle Cinque Terre |
E poi lolivo e la vite a completare lopera, a creare
un paesaggio artificiale incredibile, davanti al quale ancora oggi, sebbene in parte
danneggiato dallincuria e dallabbandono, non si può fare a meno di rimanere a
bocca aperta. |
I terrazzi delle Cinque Terre non dovrebbero, a rigor di logica,
essere collocati tra le meraviglie della natura. Qui, infatti, è l'uomo che ha plasmato,
modificato la natura per adattarla alle proprie esigenze. Ne è uscita però un'opera
grandiosa e talmente attenta al territorio da sembrare, quasi, naturale e non frutto del
lavoro dell'uomo. Per meglio capire come nasce questo splendido paesaggio artificiale si
riporta un passo di Gerolamo Guidoni, tratto da :Memoria sulla vite, ed i vini delle
Cinque Terre nuovamente corretta, ed ampliata dallautore, volume edito a Genova nel
1825. |
<<Destinato il luogo per formarvi una Vigna, le prime
attenzioni si dirigono al modo di sostenere il terreno, che attesa la ripidezza della
montagna, non permetterebbe alcuna coltivazione. Postosi il Vignaiolo alla base del suo
possesso, incomincia dal costruire un muro a secco, colle abbondanti pietre, che trova
ovunque, o dissotterra dal luogo stesso. Giunto ad una certa altezza, egli si porta dalla parte superiore, e getta
i fondamenti di un secondo muro, e colla terra, che va scavando, o minuti frantumi di
pietra, riempie il vacuo intorno del primo muro. Seguitando così sino alla cima del
proprio possesso, forma un certo numero di piani inclinati, che da lungi prendono
laspetto di una gradinata, quasi destinata a salire sulla cima della montagna.
Questi muri però hanno non pochi difetti. Sono troppo verticali, invece di avere la
necessaria inclinazione, e privi sono di zolle, o terra che leghi e ritenga le pietre,
facilissime a decomporsi per lesposizione allaria.
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Sebbene
semplicissimo sia il metodo di tenere la Vite, e sebbene vi siano in questa costiera
luoghi ripidissimi, dove si formano dei Vigneti, che allabitatore delle pianure
farebbe orrore il solo accostarvi il piede; tuttavia la Vite viene coltivata con
grandissima cura, e molta buona intelligenza. Singannarono dunque coloro che
credettero la pianta abbandonata a se stessa, e dove il Vignaiolo dovesse calarsi legato
con corde a coglierne il frutto. Se però la ripidezza non giunge a tanto, vi sono benissimo dei
pazientissimi agricoltori, che per non perdere i favori dellesposizione, fondano le
loro Vigne sopra un nudo scoglio, appena lievemente inclinato; dove costruendo un piccolo
muro alla base, vi van poi portando daltri luoghi pochissima terra, e messavi la
Vite vi vegeta vigorosamente, e dà luogo appunto di maravigliarsi come dice lo stesso
Targioni, che la coltura della Vite, tanto accurata in Toscana non corrisponda ne
suoi prodotti, né vegeti con eguale vigore di questa. I proprietari però di questi
infelicissimi Vigneti hanno la sventura alcune volte di vederseli rapire intieramente
dalle acque e scendere in mare, lasciando nuovamente lo scoglio nudo dove un nuovo
possessore fonda una Vigna, che a vicenda gli è tolta dallacqua, o dai naturali
dirupamenti. Ciò servire potrà di prova a coloro che fondare vogliono un qualche
vigneto, che poco, o nessuno conto merita, lasprezza, o la sterilità del terreno,
purché ne sia favorevole lesposizione, ed accuratissima la coltura.
Il secondo modo di
tenere la Vite, assai più moderno, è quello delle pergole, pochissimo elevate, e che
appena permettono alluomo di starsi al dissotto sconciamente curvato, per eseguirne
la vendemmia, e gli altri necessari lavori. Le pergole furono in questi luoghi introdotte
pel desiderio di un più abbondante prodotto, né si considerò quanto il vino perdeva in
bontà, né il valore del legname necessario per la loro costruzione, e la spesa del
continuo mantenimento, forse appena eguali allaumento del prodotto. Esse però non
vengono costruite, che nei luoghi di una mediocre estensione, e dove mai non rendasi tanto
sensibile la ripidezza della montagna.>> |
ACCESSO - Da La Spezia (clicca per la carta del territorio) si
imbocca la statale n. 370 Litoranea delle Cinque Terre salendo fino ad arrivare ad una
galleria. Superatala si entra nel fantastico mondo delle Cinque Terre, procedendo
affacciati a picco sul mare. Trascurato il bivio per Riomaggiore ci si dirige sempre verso
Manarola. Attraversata una breve galleria, poco prima di giungere a Manarola, si svolta a
destra verso Volastra e da qui si continua toccando Volastra e poi proseguendo sulla
strada che passa quasi costantemnete sopra i più spettacolari terrazzamenti delle Cinque
Terre. |