ICONABICI.gif (2602 byte)

itineraritaliani

cartatoscanasmall.gif (2590 byte)

CITTA' E LUOGHI D'ARTE D'ITALIA

AREZZO

L'ABBAZIA E L'EREMO DI CAMALDOLI

Toscana

In   tutto  l'Appennino  Tosco-Romagnolo aleggia  un  qualcosa   di leggendario   intorno  alla  figura  del   fondatore   dell'ordine monastico dei Camaldolesi: San Romualdo. Non c'è, infatti, angolo di  questo territorio che non sia stato attraversato da   lui,  nè sacro  edificio che non sia stato fondato o,  per lo meno,   abbia ospitato,   il   Santo.   Ma  il  suo   nome,   però,   è   legato inscindibilmente a quel fazzoletto di terra nascosto sui più alti versanti  dell'Appennino  Casentinese   che il  conte  Maldolo  di Arezzo  gli donò nel 1012.   Qui,  infatti,  Romualdo  costruì  un oratorio con cinque forestefoto6small.gif (3392 byte)celle, primo nucleo dell'Eremo di Camaldoli custodito fino ai    giorni  nostri  dai  monaci  Camaldolesi.   Il   nome   della comgregazione,  dell'Eremo,  e della successiva foresta derivano, probabilmente,  da  Cà Maldolo,  in riferimento a colui che aveva donato la terra al Santo.  Prima di morire,  nel  1027,   Romualdo riuscì  a edificare in località "Fonte Buono",  in posizione meno solitaria e più facilmente raggiungibile,  una  seconda,   piccola costruzione  che  aveva  lo scopo diforestefoto24small.jpg (5229 byte) accogliere gli ospiti  ed  i pellegrini.  In  questo  modo   vennero gettate  le  basi  per  la costruzione,  che avvenne nel XVI secolo,  dell'odierno Monastero costituito  da due piani e che può forestefoto26small.jpg (4712 byte)ospitare più di cento  monaci. Anche  l'Eremo,  nel corso dei secoli,  subì degli allargamenti e oggi è formato da venti celle e dalla chiesa di  S.Salvatore,   di stile  barocco.  La sorte della foresta circostante l'Eremo e  il Monastero fu legata in maniera indissolubile con quella dei sacri edifici,   e   più  questi  si  ingrandivano  più  aumentavano  le donazioni di boscose terre appenniniche.  I monaci si prodigarono in    maniera  egregia  per  la  cura  e  il   governo  del  bosco, sostituendo al bosco misto di faggio e abete forestefoto28small.jpg (3753 byte)piantagioni pure  di Abete  bianco.  Il  preciso motivo di questa sostituzione   non  è ancora  stato  perfettamente chiarito:  secondo alcuni storici  i motivi  erano  prettamente  economici,   essendo   l'Abete  bianco un'essenza  molto  pregiata.  Secondo altri perchè  la  struttura colonnare e severa delle abetine suscitava nei monaci un   maggior senso di misticismo. Ad avvalorare questa seconda tesi vi sono le regole    selvicolturali  rigidissime  a  cui  i  monaci   dovevano attenersi, regole che prescrivevano abbattimenti molto limitati e continuo rimboschimento con Abete bianco.  In questo modo nasceva quel  nucleo   forestale  che,   quasi  mille  anni  dopo,   doveva rappresentare   il  cuore  del  Parco   Nazionale  delle   Foreste Casentinesi.

ACCESSO - Camaldoli è raggiungibile in auto sia da Arezzo che da Bagno di Romagna seguendo la statale n. 71 del Passo dei Mandrioli. Giunti nei forestefoto25small.jpg (6944 byte)pressi di Serravalle una deviazione segnalata porta alla succitata località, poche case tra cui spicca la grande mole dell'Abbazia. Nei pressi di Camaldoli, raggiungibili con brevissime passeggiate, si possono ammirare un monumentale cedro del Libano, alto 24 metri e del diametro superiore

luogcamalcarta.gif (9790 byte)

al metro e mezzo, e il Castagno Miraglia, dalla circonferenza di ben 10,63 metri. Da Camaldoli una stradetta asfaltata attraversa l'omonima foresta e porta all'Eremo.