INTRODUZIONE GENERALE

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Da Belluno, risalendo il Canale d'Agordo, creato dal Torrente

Cordevole, si giunge ad Agordo, capoluogo di un vasto territorio montuoso con importanti gruppi dolomitici. Sia sulla destra che sulla sinistra orografica della valle cime e vette affascinanti e famose si alternano senza soluzione di continuità. Se, per esempio, ci si tiene sulla sinistra orografica del Cordevole, si susseguono alcuni gruppi tra i più belli  delle Dolomiti. Se i primi, il Monte Zelo, il Tamer e il San Sebastiano sono poco conosciuti, così non è, invece, per la Moiazza e, soprattutto, per la Civetta.

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Un gruppo che, per enormità e arditezza

Agordo e i suoi boschi

di forme non ha eguali in tutte le dolomiti. Basti dire che quando al grande scalatore Emilio Comici veniva chiesto un parere sul perché del nome "Civetta" rispondeva sempre con poche parole: <<Perché Civetta? Perché la incanta>>.

In effetti crediamo che questa sia la spiegazione più razionale del nome. Le forme della montagna, infatti, non fanno pensare al piccolo rapace notturno. Piuttosto, se si vuole fare un paragone, lo si può fare con l’aquila, l’unico rapace in grado di poter reggere il confronto con una montagna dalle enormi dimensioni e dal portamento fiero ed inaccessibile.

Compiendo il periplo della Civetta, come proposto nell’itinerario, si ha modo di accorgersi poi dell’incredibile varietà di forme di questo massiccio. Dalla Val Corpassa appare infatti come un enorme tridente pronto ad "inforchettare" chiunque si avventuri sulle sue pareti. Entrando nello spazio orientale del tridente, quello compreso tra la

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Moiazza e la Torre Trieste, ecco il volto meno conosciuto delle Civetta, sicuramente il più solitario e meno frequentato. E’ quello del Van delle Sasse, enorme catino di roccia calcarea rotto, fessurato, levigato, scavato dalla millenaria azione di ghiaccio, neve, pioggia e vento. Un posto fantastico, lunare,

I piani rocciosi del Van delle Sasse

assolutamente da non perdere.

Al Van delle Sasse, comunque, si contrappone, per eccezionalità di forme e dimensioni, la "parete delle pareti" che si incontra lungo il versante nord occidentale del gruppo. E’ questa una parete, appunto, che si estende, senza soluzione di continuità, dalla Torre Coldai alla Torre Venezia, per una lunghezza di 7 chilometri toccando altezze anche di 1200 metri.

<<Sapevo che laggiù nel Sud si innalza un erto castello di roccia, la Civetta. Non l’avevo mai vista, ma ne avevo spesso udito parlare. Su quella parete, si diceva, non bisogna mettere le mani. Una muraglia smisurata. Scariche terribili di pietre, molto ghiaccio. Tutta una schiera di celebri alpinisti 

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l’avevano tentata invano…>>.

La "parete delle pareti"

Così Emil Solleder, il forte alpinista bavarese che nel 1925 tracciò la "via direttissima" alla Civetta passando per la parete nord ovest, ricorda quanto già allora era famoso e temuto questo enorme "castello di roccia".

Oggi la Val Civetta, che si estende alla base della "parete delle pareti", è percorsa da migliaia di escursionisti che, in questo modo, si portano a casa l’immagine "classica", la più sfruttata ma anche la più significativa, della Civetta.

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