LA NATURA: IL PARCO NAZIONALE

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Gran parte della costa spezzina era stata inserita, fin dal 1985, nel sistema si aree protette liguri denominato "Bracco - Mesco / Cinque Terre / Montemarcello" e che comprendeva il Promontorio di Montemarcello e tutto il litorale dall’Isola Palmaria fino a Sestri Levante. Nel 1995, però, la regione Liguria, adeguandosi alle normative nazionali, ha dovuto riorganizzare questa vasta area istituendo dei Parchi Naturali Regionali gestiti da Enti Parco autonomi. Sono così nati il Parco Naturale Regionale di Montemarcello e il Parco Naturale Regionale delle Cinque Terre. Quest’ultimo, oltre alla costa spezzina, ha inglobato anche la costa genovese fino a Sestri Levante.

Anni e anni di passeggiate in questi luoghi solari, però, ci avevano convinto che la costa ligure compresa tra Portovenere e le Cinque Terre aveva attributi tali da renderla unica e inriproducibile e da meritare, quindi, una protezione ancora maggiore. Niente, comunque, faceva pensare all’istituzione di un parco nazionale. Va infatti detto subito, per non cadere in equivoci, che le Cinque Terre non sono un’area "wilderness", non occupano territori vergini ed incontaminati dall’uomo. Anzi sono un’area fortemente antropizzata, dove la natura è stata profondamente modellata dall’uomo. Sono paragonabili, se vogliamo, ad un monumento marmoreo di Michelangelo o del Brunelleschi. Qui al posto del marmo vi è la roccia dei ripidi pendii che scendono dal Monte Malpertuso, dal Monte Capri o dal Monte Parodi. Pendii modellati da "scultori" locali, da quella sorta di marinai/agricoltori che abitano a Tramonti, Campiglia, Riomaggiore, Manarola, Groppo, Volastra, Corniglia, Vernazza o Monterosso.

La loro opera fu, però, monumentale, degna del più grande e affermato scultore. Le incredibili pendenze, completamente inadatte all’agricoltura, furono vinte con chilometri e chilometri di terrazzamenti. Muri a secco e terra di riporto, salendo e scendendo l’erta montagna su faticose mulattiere scalinate, trasportando tutto l’occorrente a spalla. E poi l’olivo e la vite a completare l’opera, a creare un paesaggio artificiale incredibile, davanti al quale ancora oggi, sebbene in parte danneggiato dall’incuria e dall’abbandono, non si può fare a meno di rimanere a bocca aperta. Quindi è inevitabile che chi l’ha costruita, o meglio i suoi discendenti, abbiano una pesante voce in capitolo sul volerla o meno proteggere. E voce in capitolo l’hanno sicuramente avuta. Sono proprio stati i loro amministratori a premere sul ministero affinché venisse istituito un parco nazionale.

I comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso, dimostrando lungimiranza e amore per la loro terra, hanno pensato che il rilancio turistico doveva avvenire in sintonia con la natura. Qui non ci può essere un turismo mordi e fuggi, o un turismo solo balneare. I luoghi sono impervi e le strade malagevoli; la ricettività alberghiera non può essere aumentata più di tanto; le spiagge non sono chilometriche come a Rimini o nella vicina Versilia. Chilometriche sono invece le falesie, le scogliere, le rupi che precipitano nel mare e a cui si aggrappa una vegetazione pioniera di tipo mediterraneo. Chilometriche sono le mulattiere, superbi esempi di ingegneria stradale, che portano in qualunque luogo, sia alla più appartata caletta sia alla più verde pineta, scendendo al mare o salendo alla montagna. Il nuovo parco, però, nasce, se vogliamo, "zoppo". A questo, come detto precedentemente, hanno infatti aderito tre comuni ma ne sono rimasti fuori altri tre molto importanti: Portovenere, per il tratto di costa compreso tra l’Isola del Tinetto e il Monte Castellana; La Spezia, per il segmento tra il Monte Castellana e Fossola; Levanto per la parte riguardante il versante nord occidentale del Promontorio del Mesco. Aree di altissima rilevanza ambientale che non possono e non devono rimanere fuori dal parco per non romperne l’unità territoriale. Per questo, in attesa delle decisioni delle popolazioni locali e del ministero dell’ambiente, abbiamo pensato di analizzare l’intero comprensorio costiero spezzino, da Portovenere a Levanto. Ne sono usciti fuori 29 luoghi che non devono assolutamente essere persi da chi intende visitare minuziosamnete quest'area.

1 - Isola del Tinetto e Isola del Tino

2 - Isola Palmaria: la più grande delle tre isole spezzine, presenta uno spiccato dualismo tra il versante orientale, che degrada lentamente in mare offrendo ampi spazzi alla flora mediterranea, e il versante occidentale, che precipita in mare con una serie ininterrotta di impressionanti falesie. All’isola si accede con i battelli di linea che partono dal La Spezia e Portovenere e che fanno scalo al Terrizzo (davanti a Portovenere) o al Pozzale, località dove si trova una delle ultime cave (ormai anche questa dismessa) del prezioso Marmo Portoro. Interessantissimo il giro a piedi dell’isola, avvolti da pini d’Aleppo, lecci, lentischi, cisti, mirti, ginestre che spesso, formano vere e proprie selve arbustive. Con partenza dal Terrizzo e seguendo i segnavia bianco - rossi si arriva al Pozzale da dove, con sentiero non segnato, si sale al semaforo e da qui, per la dirupata costa ovest, si torna al Terrizzo. Lungo il tracciato si incontra spesso ciò che resta delle fortificazioni militari risalenti alla fine dell’800, poi utilizzate dai Tedeschi nel secondo conflitto mondiale.

3 - Portovenere

4 - Grotta Bayron e falesie di Portovenere 

5 - Le Rosse e Le Nere

6 - Monte Castellana: molti dei manufatti in marmo della città di La Spezia provengono dalle cave di marmo aperte sulla montagna. Di queste ne rimangono in funzione poche e la maggior parte è in abbandono. Sarebbe quindi necessario dare il via ad un’importante opera di ripristino ambientale basata, anche, sullo sfruttamento turistico delle cave, all’interno delle quali si possono compiere interessanti percorsi di archeologia industriale.

7 - Tramonti:

8 - Mulattiere scalinate

9 - Campiglia:

10 - Palestra nel Verde: si tratta di un percorso ginnico attrezzato che si sviluppa nella zona boschiva del Telegrafo, sopra Biassa, intorno alla piccola chiesetta dedicata a S. Antonio. Più che il percorso qui è importante il complesso botanico in cui primeggiano ancora i pini marittimi, di cui molti, come è ben visibile, sono stati danneggiati da vecchi e recenti incendi. Nel sottobosco sta’ invece crescendo una vegetazione arbustiva dove ha grande predominanza il leccio. Ciò porta a supporre che l’evoluzione del bosco porterà questa specie a prendere il sopravvento, cosa, per altro, naturale. Da notare, soprattutto nel versante spezzino, il bosco di castagno frutto di antichi impianti artificiali.

11 - Scoglio Ferale

12 - Il Canneto: splendida spiaggia, forse la più bella di tutta la costa spezzina, che si apre, solitaria e di difficile accesso, poco prima di Riomaggiore, tra Punta Castagna e Punta del Cavo. Dalle incombenti rocce soprastanti scendono alcuni piccoli rii di cui uno ha creato una cascatella di acqua dolce che rappresenta una "doccia" naturale. La si raggiunge, purtroppo, solo via mare, perché il bel sentiero scalinato che prendeva il via dalla strada che scende a Riomaggiore è a rischio frane e deve quindi essere risistemato (si spera che ciò avvenga il più presto possibile!).

13 - Torre Guardiola: sorge sulla punta di Montenero che si protende in mare immediatamente a sud di Riomaggiore ed è caratterizzata da un interessante Orto Botanico. Lo si raggiunge da Riomaggiore utilizzando l’incredibile sentiero aperto in questi ultimi anni che parte dalla piccola spiaggia del paese e taglia verticali pareti rocciose a strapiombo sul mare, su cui si arrampicano piccoli boschetti di leccio. Il sentiero, completamente "artificiale" è bellissimo da percorrere ma non ne condividiamo, dal punto di vista naturalistico, l’apertura. Fortunatamente, però, potrà essere percorso solo da piccoli gruppi accompagnati da una guida.

14 - Madonna di Montenero

15 - Riomaggiore 

16 - Via dell’Amore e sentiero bianco-azzurro 

17 - Manarola 

18 - Terrazzi a vite di Volastra 

19 - Menhir di Monte Capri: il crinale dei monti che separano le Cinque Terre dalla Val di Vara fu sicuramente frequentato fin da epoche antichissime come testimonia il ritrovamento di una grande pietra lavorata rinvenuta nei pressi della cima di Monte Capri. Questo si presenta come un massiccio obelisco appuntito della lunghezza di circa 4 metri un tempo, sicuramente, posto in verticale. Gli studiosi sono tutti concordi nel ritenerlo frutto di una cultura antichissima, forse dell’Età dei Metalli.

20 - Corniglia  

21 - S. Bernardino e Santuario di Nostra Signora delle Grazie: ogni paese ha il suo santuario: questa è un’altra caratteristiche delle Cinque Terre. E gli abitanti di ogni paese sono profondamente legarti al loro santuario, al quale salgono in processione e per il quale organizzano sempre la festa. Da Corniglia si sale quindi a S. Bernardino, piccolo centro agricolo nelle cui vicinanze sorge il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, di cui se ne hanno notizie sin dal 1600 e che oggi, il giorno 8 settembre, riceve, durante la festa, i pellegrini che qui vengono a venerare un’effigie della Madonna

22 - Boschi di crinale e sentiero n. 1 

23 - Spiaggia di Guvano: altra spiaggia tra le più nascoste del litorale spezzino, un tempo, per questo motivo, patria dei nudisti. Oggi, con la riapertura della ex galleria ferroviaria di Corniglia, ha perso parte della sua solitudine mantenendo però inalterato il fascino. Chi vuole può ancora raggiungerla in barca via mare oppure a piedi, con il rupestre sentiero che ha inizio nei pressi di Corniglia.

24 - Vernazza

25 - Madonna di Reggio

26 - Monterosso: è il borgo più occidentale delle Cinque Terre ed anche il più grande, l’unico a presentare due spiagge sabbiose di una certa estensione. La cittadina è divisa in due distinte unità, la località Fegina e il Borgo Antico. Quest’ultimo presenta una caratteristica struttura lineare che si allunga sul Torrente Buranco, oggi coperto. Monterosso offre, agli escursionisti, percorsi di tutti i tipi sia sul mare, verso Vernazza, sia sui monti, verso la Madonna di Soviore, sia nella macchia mediterranea, verso Punta Mesco e Levanto.

27 - Madonna di Soviore: il santuario è considerato uno dei più antichi d’Italia ed è un bel complesso religioso articolato, con la chiesa, la foresteria e la torre campanaria. Vi si venera la sacra immagine della Madonna di Soviore ritrovata, secondo la tradizione, dove oggi sorge la cappella di S. Maddalena. E’ il santuario più frequentato delle Cinque Terre, soprattutto nel giorno della festa che cade il 15 agosto.

28 - Punta Mesco: è il verde promontorio che separa Monterosso da Levanto e che si presenta ammantato da una lussureggiante flora che, partendo dal mare, prima si arrampica sulle impervie rupi e poi si distende in fresche pinete e leccete lungo i crinali. Molto interessanti, in località S. Antonio, i ruderi della chiesa dedicata a S. Antonio Abate, un edificio del XIII secolo occupato per secoli da eremiti agostiniani. Questi svolsero anche un’attenta opera di guardia contro le invasioni piratesche dell’epoca.

29 - Levanto: è il più grande centro balneare della costa spezzina e vanta origini antichissime. Si sviluppò, infatti, intorno allo storico centro di "Ceula" e vide passare Romani e Bizantini, quindi i Malaspina e la Repubblica di Genova che lasciarono nella cittadina grandi testimonianze del loro passaggio. Per esempio, la Torre dell’Orologio e le potenti mura medievali.

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