TERRAZZI
E VIGNETI DELLE CINQUE TERRE
<<Destinato
il luogo per formarvi una Vigna, le prime attenzioni si dirigono al modo di sostenere il
terreno, che attesa la ripidezza della montagna, non permetterebbe alcuna coltivazione.
Postosi il Vignaiolo alla base del suo possesso, incomincia dal costruire un muro a secco,
colle abbondanti pietre, che trova ovunque, o dissotterra dal luogo stesso. Giunto ad una
certa altezza, egli si porta dalla parte superiore, e getta
i fondamenti di un secondo muro, e colla terra, che va scavando, o minuti frantumi di
pietra, riempie il vacuo intorno del primo muro. Seguitando così sino alla cima del
proprio possesso, forma un certo numero di piani inclinati, che da lungi prendono
laspetto di una gradinata, quasi destinata a salire sulla cima della montagna.
Questi muri però hanno non pochi difetti. Sono troppo verticali, invece di avere la
necessaria inclinazione, e privi sono di zolle, o terra che leghi e ritenga le pietre,
facilissime a decomporsi per lesposizione allaria.
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Sebbene
semplicissimo sia il metodo di tenere la Vite, e sebbene vi siano in questa costiera
luoghi ripidissimi, dove si formano dei Vigneti, che allabitatore delle pianure
farebbe orrore il solo accostarvi il piede; tuttavia la Vite viene coltivata con
grandissima cura, e molta buona intelligenza. Singannarono dunque coloro che
credettero la pianta abbandonata a se stessa, e dove il Vignaiolo dovesse calarsi legato
con corde a coglierne il frutto. Se però la ripidezza non giunge a tanto, vi sono benissimo dei
pazientissimi agricoltori, che per non perdere i favori dellesposizione, fondano le
loro Vigne sopra un nudo scoglio, appena lievemente inclinato; dove costruendo un piccolo
muro alla base, vi van poi portando daltri luoghi pochissima terra, e messavi la
Vite vi vegeta vigorosamente, e dà luogo appunto di maravigliarsi come dice lo stesso
Targioni, che la coltura della Vite, tanto accurata in Toscana non corrisponda ne
suoi prodotti, né vegeti con eguale vigore di questa. I proprietari però di questi
infelicissimi Vigneti hanno la sventura alcune volte di vederseli rapire intieramente
dalle acque e scendere in mare, lasciando nuovamente lo scoglio nudo dove un nuovo
possessore fonda una Vigna, che a vicenda gli è tolta dallacqua, o dai naturali
dirupamenti. Ciò servire potrà di prova a coloro che fondare vogliono un qualche
vigneto, che poco, o nessuno conto merita, lasprezza, o la sterilità del terreno,
purché ne sia favorevole lesposizione, ed accuratissima la coltura.
Il secondo modo di
tenere la Vite, assai più moderno, è quello delle pergole, pochissimo elevate, e che
appena permettono alluomo di starsi al dissotto
sconciamente curvato, per eseguirne la vendemmia, e gli altri necessari lavori. Le pergole
furono in questi luoghi introdotte pel desiderio di un più abbondante prodotto, né si
considerò quanto il vino perdeva in bontà, né il valore del legname necessario per la
loro costruzione, e la spesa del continuo mantenimento, forse appena eguali
allaumento del prodotto. Esse però non vengono costruite, che nei luoghi di una
mediocre estensione, e dove mai non rendasi tanto sensibile la ripidezza della
montagna.>>
(tratto da:
Gerolamo Guidoni, Memoria sulla vite, ed i vini delle Cinque Terre nuovamente corretta, ed
ampliata dallautore, Genova 1825) |