l'alta via a piedi, a cavallo, in MTB

ALTA VIA MONTI LIGURI

L’ALTA VIA IN PROVINCIA DI LA SPEZIA

cartagalgano_small.GIF (1909 byte) carta generale

Se fino ad ora le guide dell’Alta Via avevano sempre affrontato il tracciato da Ventimiglia a Ceparana si è qui voluto inserire un primo elemento di novità descrivendo le tappe in senso, per così dire, contrario, da Ceparana verso Ventimiglia. Ecco quindi che la prima provincia che si incontra è quella di La Spezia, interessata da nove tappe: da Ceparana fino al Passo del Bocco. A chiunque guardi il tracciato dell’AVML balza subito agli

occhi il motivo conduttore di questo primo segmento: il Fiume Vara. L’Alta Via, infatti, percorre tutto il crinale dei monti che chiudono su due lati la valle creata dal fiume, partendo dal punto in cui il Vara termina gettandosi nella Magra e arrivando alla vetta del monte da cui nasce, lo Zatta.

avsp72media.JPG (12033 byte)

La Val di Vara vista dalla vetta del Monte Zatta

Caratteristica principale dell’AV in territorio spezzino è la notevole escursione altimetrica. Si passa infatti nel giro di pochi chilometri dalla pianura in cui si adagia Ceparana, che praticamente si trova a livello del mare, fino agli oltre 1600 metri del Monte Gottero, massima elevazione della provincia di La Spezia. Si va quindi dalla pianura intensamente abitata alle alte vette percorse solo da pastori e boscaioli passando per tutta quella fascia di media montagna che vide, nei secoli passati, l’avanzare prepotente dell’agricoltura e della pastorizia montana. Se infatti l’alto Appennino spezzino è riuscito a mantenere intatte le sue naturali condizioni di sviluppo vegetale, con immense faggete in cui si può camminare per ore senza mai uscirne, la media montagna vide progressivamente sparire, per mano dell’uomo, la sua copertura arborea per far posto a terrazzamenti e praterie artificiali.

avsp51.JPG (40316 byte)

Di quanto fosse selvaggio questo territorio, ora reso "normale" dall’uomo, ci informa Ubaldo Formentini che, riportando le parole di un cronista del cinquecento, scrive: ".....un’immensa foresta ove, in

La faggeta del Gottero, una delle poche "immense foreste" rimaste

brevi radure

bonificate con la tecnica ligure del "debbio", i gruppi umano vissero in solitudine quasi ferina,  mietuti dalle carestie e dalle pestilenze ricorrenti a brevi intervalli, assaliti da branchi di lupi famelici, sempre in lotta con l’ascia o col fuoco, contro la giungla perpetuamente invadente e minacciosa....". Traspare subito da questo che i monti della Val di Vara poco avevano da offrire, in termini di lussi e comodità, ai loro abitanti. Ed infatti la valle subì un notevole spopolamento con il conseguente abbandono non solo di campi e boschi, ma di una cultura che ormai si può dire in via di estinzione in tutto l’Appennino settentrionale: la cultura agricolo - montanara.

Spesso, lungo l’Alta Via, sono ben visibili i segni di questo abbandono e soprattutto le sue conseguenze: frane, smottamenti, vegetazione invadente, castagneti in abbandono sono solo alcuni degli aspetti che, in generale, hanno dequalificato la montagna spezzina. Certo, l’Alta Via non può riuscire, da sola, a riqualificare completamente questi rilievi. Ma, sicuramente, è un tassello importante in questo ambito. Portare escursionisti, naturalisti, turisti sui più alti crinali vuol dire, infatti, non solo riaprire sentieri, allestire posti tappa e offrire lavoro ai giovani. Ma anche favorire la conoscenza di un ambiente spesso considerato marginale ed entrare in contatto con una cultura di cui spesso, si legge solo sui libri.

avsp18.JPG (34984 byte)

Vuol dire, in poche parole,

Un enorme castagno, frutto della cultura contadina

sensibilizzare le persone su che cosa sia la montagna, di come si vive in montagna, di come si aiuta realmente la montagna ad uscire dal suo immeritato isolamento.

pagina successiva freccia3.gif (249 byte)