<<La Falterona verde nero e argento: la tristezza solenne della Falterona che si gonfia come un enorme cavallone pietrificato, che lascia dietro a sé una cavalleria di screpolature screpolature e screpolature nella roccia fino ai ribollimenti arenosi di colline laggiù sul Piano di Toscana: ...>>
Così Dino Campana vede, nei suoi
Canti Orfici, il Falterona, la montagna più celebre del nuovo parco nazionale. Ma questa
è la stessa montagna ricordata da un poeta toscano ben più illustre, il Sommo Poeta
italiano, Dante, quando precisa, nel Canto XIV del Purgatorio, che da qui nasce "un
fiumicel", lArno, che "Per mezza Toscana si spazia". Allora si
rincorre la memoria, si ritorna a leggere, si vede che La Verna, il dantesco "crudo
sasso intra Tevere e Arno" corrisponde alle campaniane "....enormi rocce gettate
in cataste da una legge violenta verso il cielo, pacificate dalla natura prima che le
aveva coperte di verdi selve, purificate poi da uno spirito damore
infinito:....". Due poeti così secolarmente distanti accomunati da una stessa
passione: landare a piedi e losservare la natura. Ma la natura più bella,
quella che si presenta nella sua veste più grande. Rimanendo a Dante, infatti, è lui che
rende celebre quella cascata che
"rimbomba là sovra San Benedetto / de lAlpe per cadere ad una scesa / ove
dovea per mille esser recetto: lAcquacheta. Che dire più di questo? Se due poeti
del calibro di Dante e Campana, uno riconosciuto unanimemente il più grande di tutti i
tempi, laltro, ormai riscoperto e valorizzato come merita, uno dei più grandi del
900, ricordano talmente frequentemente, si ispirano tanto calorosamente alla natura
del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi vuol dire che il luogo deve aver in se
qualcosa "in più".